La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Terza Generazione
Da un decennio i protocolli CBT per la cura del DOC si sono arricchite di nuovi e promettenti approcci che hanno ulteriormente aumentato l’efficacia di questo modello nella terapia delle ossessioni e delle compulsioni. In particolare, l’Acceptance and Commitment (ACT) e l’uso trasversale della Mindfulness costituiscono le novità di maggior risalto in grado di dare un contributo potenzialmente straordinario nel trattamento del
Disturbo Ossessivo Compulsivo, ma quali sono le caratteristiche di queste “nuove cure? Perche funzionano? Per rispondere a queste domande dobbiamo prima comprendere come funziona il DOC e quali sono i rimedi e le soluzioni che il docker mette in atto per ridurre l’ansia associata alle ossessioni; sappiamo che una delle caratteristiche principali di chi soffre di DOC è quella di attribuire un importanza eccessiva ai pensieri e agli altri contenuti mentali tanto che pensare a qualcosa di scabroso, come un pensiero sessuale inaccettabile, equivale ad averlo messo in atto e quindi produce vissuti sgradevoli come quello di sentirsi un depravato o un pervertito.
Considerando l’inaccettabilità di questi vissuti, il docker sente il dovere di sbarazzarsene ingaggiando una guerra con le fisse che avrà come conseguenza quella di aumentare la frequenza e l’intensità delle ossessioni in un circolo vizioso che si autoalimenta. Se, dunque, come provano le ricerche scientifiche più recenti, gli esseri umani non hanno il potere di controllare i contenuti mentali ma solo i comportamenti, quale approccio bisogna favorire nei confronti delle ossessioni? A questa domanda rispondono in maniera geniale e contro intuitiva l’ACT e la minfulness suggerendo una atteggiamento che prevede di accostarsi a contenuti mentali in maniera disponibile e non giudicante in modo tale da sperimentarli nella loro vera natura di contenuti mentali innocui e transitori piuttosto che fatti terribili. Questa “semplice” intuizione a portato i ricercatori a sviluppare modelli per la cura del DOC sempre più efficaci ed accettabili in grado di aiutare gli individui a “liberarsi” da fisse e rituali.
Ma come funzionano l’ACT e la Mindfulness? L’ACT, acronimo di Acceptance end Commitment Therapy sviluppata da Heys e Harris, si basa su due pilastri:
- l’acceptance, ovvero la disponibilità ad accettare in maniera non giudicante i contenuti mentali (pensieri, emozioni, ricordi, immagini, impulsi etc.) che si presentano in conseguenza della normale attività cognitiva e che nel DOC vengono letti come fatti minacciosi ed inaccettabili di cui bisogna sbarazzarsene. Per facilitare l’accettazione dei pensieri e osservali nella loro vera natura l’ACT si serve, tra le altre strategie, di metafore ed esercizi esperienziali che aiutano l’individuo a decentrarsi e cogliere la differenza tra il contenitore (egli stesso) ed il contenuto (pensieri, immagini, impulsi etc.) imparando a riconoscere le fisse come un innocuo e transitorio rumore mentale. Questa nuova cura per il Disturbo Ossessivo Compulsivo prevede un protocollo specifico che si sta rivelando molto efficace arricchendo ulteriormente la possibilità di liberarsi dal DOC.
- Commitment è una parola anglosassone che in italiano si può tradurre con il termine impegno o significato, nell’ACT il commitment rappresenta il secondo pilastro della cura e, fondamentalmente, consiste in tutte quelle strategie che aiutano il paziente a scegliere i valori autentici che danno significato alla propria vita e stimolare comportamenti coerenti con questi valori. Nella cura del DOC il commtment è di fondamentale importanza perché il docker imprigionato dalle ossessioni e dai rituali, messi in atto per liberarsi dall’ansia, spesso vive una vita povera che comporta solo sofferenza; spesso gli individui con DOC pensano che per poter iniziare a vivere bisogna prima sconfiggere il disturbo, questa credenza, ovviamente, paralizza la vita dell’individuo rendendola triste e poco impegnata. Nell’ACT l’accettazione dei contenuti mentali e la ricerca di valori e comportamenti impegnati sono medicine che nella cura del DOC vanno somministrate contemporaneamente.
La mindfulness (kaba zin) è attualmente considerata una delle più efficaci strategie in grado di alleviare la sofferenza umana compresa quella prodotta dalle ossessioni e dalle compulsioni. La mindfulness si basa su semplici assunti che, messi in pratica attraverso gli esercizi di meditazione, promuovono un nuovo e più salutare modo di approcciarsi ai contenuti mentali e ai fatti esterni; la “consegna” fondamentale che l’individuo che si avvicina a questo approccio deve rispettare e quella di porre intenzionalmente l’attenzione su particolari sensazioni come, ad esempio, quelle promosse dal contatto del proprio corpo con la superficie oppure quelle che derivano dalla respirazione e, nello stesso tempo, riconoscere quando la mente ci distrae dal compito riportando gentilmente la attenzione sulle sensazioni.
La mindfulness invita a rapportarsi con la propria mente in maniera curiosa, non giudicante e gentile sperimentando i contenuti mentali (pensieri, immagini, fisse, impulsi etc.) nel momento stesso in cui si manifestano riportandoli, in questo modo, alla loro vera natura di prodotti della mente innocui e transitori. Considerando questa premessa, risulta evidente come la minfulness possa rappresentare un rimedio straordinario nella cura del Disturbo Ossessivo Compulsivo poiché spezza il circolo vizioso derivato dalle fisse e dai rituali.
Come più volte sottolineato il vero problema del DOC non è rappresentato dalla natura dei contenuti mentali ma dal significato che vi si attribuisce; il docker valuta alcuni pensieri come pericolosi ed intraprende nei loro confronti una guerra infinita nel vano tentativo di sbarazzarsene che lo porterà ad essere sempre più assorbito dalle ossessioni e, di conseguenza, a compulsare.
Una terapia del DOC basata sulla mindfulness può favorire un modo più funzionale di rapportarsi ai pensieri e nello stesso tempo aumentare l’attenzione consapevole nel qui e ora che, comprensibilmente, avrà ripercussioni positive sui sintomi del disturbo. Come fare mindfulness? Fondamentalmente esistono due modalità, una che prevede l’utilizzo di esercizi strutturati e l’altra che insegna a vivere in maniera mindfulness nell’esperienza della vita quotidiana; naturalmente gli esercizi strutturati hanno la finalità di addestrare alla seconda modalita.
Tra gli esercizi strutturati figurano la meditazione seduta, il body scan e la meditazione camminata. Come è facile intuire, queste nuove terapie per la cura del DOC rappresentano soluzioni che aumentano ulteriormente la probabilità di liberarsi da fisse e rituali potendo essere integrate in modelli già collaudati come la psicoterapia cognitivo comportamentale, altre volte l’ACT e la mindfulness possono costituire le uniche alternative all’ Esposizione con Prevenzione della Risposta nel caso abbastanza frequente, che il paziente la rifiuti. Altri casi in cui questi protocolli possono risultare più efficaci della CBT classica sono:
Il trattamento del DOC nei bambini e negli adolescenti. Ricerche suggeriscono che l’ACT
registra un minor tasso di abbandono rispetto all’ERP ed è, dunque, considerata molto più accettabile; in particolare, l’accettabilità della terapia gioca un ruolo fondamentale nella cura di bambini e adolescenti ossessivi che possono non comprendere i “sacrifici” imposti dall’ERP. L’utilizzo degli esercizi esperienziali e, soprattutto, di metafore, utilizzati dall’ACT sembrano essere molto più graditi agli adolescenti probabilmente perche meno invasive e più dolci.
- Ossessioni pure. Personalmente, ritengo che la mindfulness e l’ACT siano molto efficaci nella cura delle ossessioni pure poiché queste nuove terapie si propongono di ridurre la significatività dei pensieri riportandoli alla loro vera natura di “rumore mentale” innocuo e transitorio. Nelle ossessioni sessuali, aggressive, religioso o relazionali le fisse hanno il potere di evocare emozioni (ansia, disgusto, senso di colpa) proprio come se l’individuo avesse agito il pensiero; in altre parole, l’individuo soffre al solo pensare di poter commettere qualcosa come se egli non avesse il potere di decidere cosa fare e cosa no. Riuscire a riportare questi contenuti mentali nella loro vera dimensione favorendone l’accettazione comporterebbe un abbassamento della guardia che implicherebbe una riduzione della frequenza delle ossessioni ed un minor bisogno a compulsare.
- Casi in cui non è possibile implementare l’ERP. Come accennavamo, alcuni pazienti presentano delle resistenze a mettere in pratica l’ERP mentre altri abbandonano la terapia perche considerata troppo impegnativa; altre volte, per motivi tecnici, risulta difficile ricostruire in studio una gerarchia di eventi in grado di evocare lo stesso disagio che il paziente sperimenta in natura. In questi casi l’ACT e la Mindfulness costituiscono alternative valide all’ERP nella terapia del DOC